Mercoledì 9 Marzo da Your Music a Roma si terrà la clinic di Julie Slick, musicista apprezzatissima nel panorama della musica sperimentale internazionale (Adrian Belew, Crimson Project) e endorser Lakland.

L’abbiamo raggiunta per un’intervista in cui abbiamo parlato della sua strumentazione e dei suoi progetti. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao Julie,

tu sei da tempo una endorser Lakland, come è iniziata la collaborazione con il marchio?

Mi sono innamorata di Lakland 10 anni fa quando cercavo un upgrade del mio Fender Jazz che usavo in trio con Adrian Belew. Dopo aver suonato con un modello di Bob Glaub, capii di aver bisogno di un Lakland e così me ne hanno costruito uno custom ( con il manico più sottile come il Duck Dunn) per il tour negli USA, era il 2008. Quel basso ha cambiato IMMENSAMENTE il mio modo di suonare… in meglio. Improvvisamente riuscivo a muovermi con agilità sulla tastiera, quasi come un bass shredder… senza contare i miglioramenti nel timbro e l’incredibile versatilità, potevo muovermi da un attacco aggressivo, fino ad un suono morbido e caldo.

Tu suoni anche la Bariton Guitar, puoi spiegarci le peculiarità di questo strumento e del tuo rig?

Si tratta di un Lakland Decade 6, ovvero un basso a 6 corde, ma accordato da Mi a Mi come una chitarra un ottava sotto,  con il quale ho a disposizione due corde alte per poter suonare anche accordi di grande impatto. Inoltre ho anche pickup MIDI, su entrambi i miei bassi, completato da una schiera di ottimi pedali, in modo da avere accesso ad una grande varietà di suoni e atmosfere.

Guardando le tue collaborazioni possiamo notare che fai parte di una certa corrente sperimentale, basti pensare al lavoro di Adrian Belew, quali sono i tuoi obiettivi come bassista e musicista?

Naturalmente sono molto influenzata da Adrian, mi piace pensare di raccoglierne l’eredità nella creazione di arte e nell’approccio d’avanguardia. Il basso per me è un mezzo per creare nuova musica – difficilmente lo vedo in maniera tradizionale, nel senso di solo supporto alla melodia. Nella mia band gli EchoTest, componiamo esclusivamente con questi strumenti “d’accompagnamento”-  il progetto era iniziato come un duo di bassi diventando poi qualcosa di più. Abbiamo appena finito il nostro terzo lavoro e stiamo espandendo le nostre possibilità con altri strumenti e voci, ne aspetto con impazienza la pubblicazione e di passare a comporre cose nuove. Mi piace moltissimo l’arte di lavorare ad un album intero e non solo a dei singoli da scorrere casualmente in una playlist…ogni brano ha una sua funzione e un ordine, comporre così, tenendo a mente l’immagine generale, diventa una bellissima sfida.

A proposito degli Echotest, oltre a te ci sono due musicisti italiani, cosa ci puoi dire di più del progetto?

Gli Echotest sono davvero nati per caso…avevo disdetto il mio appartamento a Los Angeles a causa del tour molto fitto con i Crimson Project nel 2014. Sapendo che sarei stata in Europa a Marzo ho postato su facebook che mi sarei fermata volentieri un po’ di più per collaborazioni e magari qualche show. Marco Machera (che avevo incontrato al camp Three of a Perfect Pair nel 2011) mi ha scritto immediatamente promettendomi due date in Toscana – inutile dire che fu sufficiente a convincermi a incontrarlo a Bologna subito dopo la fine dei Crimson Project, per costruire un set. Suonando entrambi il basso pensai che, tutto sommato, sarebbe stata una bella sfida, per improvvisare e magari imparare un paio di brani dai rispettive repertori…ma quando abbiamo iniziato a suonare è successo qualcosa di magico – difficile da spiegare - ma è come se avessimo trovato la nostra anima gemella musicale. I suoi punti forti sono le mie debolezze e vice versa. È stato subito chiaro che in questo gruppo avrei dovuto suonare il Decade 6 e Marco avrebbe suonato il suo 5 corde, così da coprire l’intero range timbrico, così anche il pubblico non avrebbe sentito la mancanza della chitarra, inoltre entrambi avremmo lavorato sulle melodie.

Da quell’incontro abbiamo lavorato con slancio fino a fare un paio di date (nell’Aprile 2014) – abbiamo suonato nella East Coast con Pat Mastellotto e Tim Motzer e registrato due album, (come dicevo prima) ora abbiamo appena finito il terzo, in cui compare anche un altro musicista italiano Alessandro Inolti di Roma. Abbiamo incontrato Alessandro lo scorso inverno a New York al prestigioso Drummer’s Collective e ci ha colpiti non appena abbiamo suonato insieme! Due mesi dopo, entrambi i miei bandmates italiani erano su un volo verso Philadelphia per registrare ai Cambridge Studios, dove abbiamo registrato tutti i miei album, fin da Terroir del 2012. Come dicevo non vedo l’ora di sentire questo lavoro e speriamo di poterne suonare dei brani nella clinic del 9 Marzo.

Dunque appuntamento il 9 Marzo da Your Music con Julie Slick, Marco Machera e Alessandro Inolti.

 
  

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